dettagli del tour

GOLDENTOURS INTERNATIONAL

Lunedì e Mercoledì dal 01 aprile al 30 Ottobre 2019

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A partire da € 36,00

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4 ore

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Tutte le età

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Alla scoperta dell'impero romano

Descrizione


Pompei è uno dei siti archeologici più famosi e più visitati al mondo. La città fu completamente sepolta dall'enorme eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. Le ceneri che coprivano la città hanno protetto gli edifici dal passare del tempo. I primi scavi furono nel XVIII secolo, in 250 anni circa il 75% della città sono stati scavati. La camminata di 2 ore copre i principali monumenti pubblici e alcune delle case della città.

PROGRAMMA:

  • Pick up dal tuo hotel o punto di incontro e trasferimento a Pompei.
  • Visita guidata di 2 ore che mostra i principali monumenti pubblici e alcune delle case delle rovine di Pompei.
  • Alla fine della visita verrà dato un po 'di tempo libero prima di raggiungere Sorrento in autobus a ca. 13:00.

foto

Pompei mezza giornata

Pompei è il sito archeologico più famoso e visitato in tutto il mondo, è stato visitato nel 2008 da più di 2.000.000 persone. Pick up direttamente dal proprio albergo o dal meeting point indicato, dove, si attraversano i comuni facenti parte della penisola sorrentina e si prosegue verso la Statale 145 “Sorrentina”, da dove si può ammirare dall’alto la penisola sorrentina in tutto il suo splendore!!! Dopo un viaggio di circa 30 minuti si arriva a Pompei. Pompei fu fondata intorno all’VIII secolo a.C. dagli Osci che si insediarono, distinti in 5 villaggi, alle pendici meridionali del Vesuvio non molto distanti dal fiume Sarno allora navigabile. Dal numero cinque, in lingua osca, molto probabilmente deriva il toponimo della città. I primi insediamenti risalgono all’Età del Ferro, ovvero al IX – VII secolo a. C., quando c’era la cultura delle "tombe a fosso". Pompei, in quell’epoca, era un centro commerciale molto rilevante, sicchè entrò nelle mire espansionistiche dei Greci e degli Etruschi prima, dei Sanniti poi. Ai Sanniti spetta il merito di aver ingrandito la cinta muraria della cittadina, conservandole un grande sviluppo urbanistico. In seguito, come accadde per tutta la Campania, fu conquistata dai Romani, riuscendo ad entrare, nell’ultimo quarto del III secolo a.C. a pieno titolo nel circuito economico romano; ciò potè verificarsi perché il Mediterraneo era sotto il totale controllo di Roma e le merci circolavano liberamente sicchè, anche Pompei, gran produttrice di vino e di olio, fu in grado di esportare liberamente fino in Provenza e in Spagna. In quest’epoca ci fu un forte impulso architettonico: furono ricostruiti il Foro rettangolare ed il Foro triangolare e nacquero importanti edifici come il Tempio di Giove, la Basilica e la Casa del Fauno che ha le dimensioni di un palazzo ellenistico. Nella stessa epoca è eretto anche il Tempio di Iside che è una chiara testimonianza degli scambi commerciali di Pompei con l’Oriente. Sotto il dominio di Roma Pompei divenne prima municipium e poi colonia "Veneria Cornelia Pompeianorum" perché governata dal dittatore Publio Cornelio Silla che la conquistò nell’89 a.C. e le diede gli appellativi appena citati: Cornelia, dal nome di Cornelio Silla e Veneria perché Venere era particolarmente adorata dal dittatore. Durante questo periodo la cittadina visse una profonda umiliazione perché molte terre furono confiscate per essere cedute ai veterani. Inoltre, la città si "romanizzò" al punto che sia il suo lato architettonico sia il lato istituzionale erano molto simili a Roma. Pompei divenne la "residenza di villeggiatura" del patriziato romano ed, in età imperiale, molte famiglie favorevoli alla politica di Augusto, si trasferirono qui e fecero costruire edifici come il Tempio della Fortuna Augusta e l’Edificio di Eumachia. Sotto Nerone la Campania subì ingenti danni a causa di un sisma verificatosi nel 62 o 63 d.C. Il Senato romano ne ordinò subito la ricostruzione, ma tutto fu vano, perché il 24 Agosto del 79 d. C., quando erano ancora in corso le opere di rifacimento della cittadina, una disastrosa eruzione del Vesuvio cancellò del tutto Pompei e con essa Ercolano, Stabia ed Oplonti. Non ci fu scampo quasi per nessuno e della fiorente Pompei rimase solo un manto lavico spesso fino a tre metri che cementificò gli abitanti e distrusse ogni sorta di vita. Da questa enorme tragedia sono nati i famosi scavi archeologici di Pompei, d ove è stata portata alla luce l'antica città romana distrutta tragicamente a seguito di una delle eruzioni del vicino vulcano Vesuvio, avvenuta nell'anno 79. Per secoli di Pompei non si seppe più nulla, se ne era persa persino l’ubicazione. I primi indizi dei futuri ritrovamenti si ebbero nel 1628: durante alcuni lavori condotti nella valle del Sarno, emersero dei ruderi che incuriosirono gli scienziati dell’epoca. Ma fu oltre un secolo dopo che iniziarono ad Ercolano, e circa dieci anni più tardi a Pompei, gli scavi regolari voluti da Carlo III di Borbone, re delle Due Sicilie. A Pompei i lavori iniziarono intorno al 1748, nella zona della Civita, che allora si riteneva fosse Stabia, alternandosi a soste dovute ad altri ritrovamenti ad Ercolano, e proseguendo per lo più senza un piano determinato e senza un preciso metodo, effettuati da prigionieri alla catena e da ragazzi in tenera età. La documentazione si limitava alla riproduzione grafica degli oggetti scavati, senza alcun interesse per i dati di scavo. La ricerca era mirata solo al reperimento di materiale per i musei o per decorare i palazzi reali, mentre gli edifici scavati, una volta spogliati delle opere d’arte, venivano lasciati senza alcuna cura alle intemperie. Con lo scoppio della rivoluzione in Francia iniziarono anche a Napoli i primi moti rivoluzionari e l’attività degli scavi diminuì sensibilmente e solo con Giuseppe Bonaparte prima e Gioacchino Murat dopo, ripresero con maggiore ampiezza e con maggiore impiego di manodopera. Si tentò di individuare il perimetro dell’intera città per conoscerne l’estensione, e l’interesse si spostò dal mero recupero di oggetti preziosi alla conoscenza dell’architettura e dell’urbanistica. Con la nascita del Regno d’Italia, nel 1861, i Savoia dimostrarono subito di non sottovalutare il prestigio derivante dai ritrovamenti pompeiani. Per volere del nuovo re vennero iniziati scavi sistematici: fu nominato alla direzione Giuseppe Fiorelli, professore di archeologia all’Università di Napoli dal 1860 al 1863, quindi direttore generale delle Antichità e Belle Arti del Regno d’Italia, che divise la città in regioni e isole numerando tutte le case, sistema in uso ancora oggi. Il Fiorelli adottò un metodo scientifico, con giornale di scavo, rilevamenti, schedatura degli oggetti, e impiegò oltre cinquecento operai nel lavoro. A lui si deve l’invenzione del metodo di riempire con gesso i vuoti lasciati dalle vittime nel banco di cenere indurita, che fornisce una specie di matrice da cui si ricavano le impronte dei corpi colti nel momento stesso della morte, con effetti drammatici di notevole intensità. Anche il sistema di portare via tutti gli oggetti dall’area di scavo venne abbandonato: le pitture e i mosaici furono in maggioranza lasciati sul posto; le case scavate vennero ricoperte con tetti che riproducevano la disposizione antica e costituivano un riparo contro il degrado. Gli anni che seguirono furono i migliori: si allargano le ricerche verso est e verso la Porta di Nola, vengono riportate alla luce numerose case, di cui si consolidano le strutture e si restaurano le pitture sul luogo. Dal 1924 al 1961 la direzione delle ricerche è affidata a Amedeo Maiuri alla cui figura è legato l’approfondimento storico della città; egli, per primo, vuole conoscere le fasi precedenti della città, approfondendo l’esplorazione agli strati più antichi nelle zone più vitali, quali il Foro, i templi, le mura. Nell’ultimo trentennio è andata alternandosi ad una modesta esplorazione l’attività di conservazione e di salvaguardia, di primaria importanza per questo luogo unico al mondo. I lavori di scavo sono in secondo piano oggigiorno rispetto alla necessità di restaurare e proteggere questo sito di fama mondiale che rappresenta il miglior esempio nel mondo di una città romana. Il visitatore si renderà conto che Pompei offre una molteplicità di aspetti che la guida dovrà necessariamente selezionare per dare un’idea la più completa possibile della classica città romana. Infatti si possono ammirare tutte le strutture tipiche del mondo romano come la piazza principale o Forum, le terme, i teatri, il quartiere della prostituzione (lupanare), le strade che si intersecano secondo gli assi est-ovest e sud-nord, case signorili con resti di affreschi dell’epoca romana, l’attrazione spettacolare di calchi in gesso contenenti ossa dei pompeiani morti durante il disastro, le innumerevoli botteghe che costellavano le sue strade, resti di iscrizioni elettorali. Gli scavi di Pompei, con quelli di Ercolano ed Oplontis, sono riportati nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.Grazie gli scienziati, agli storici, agli archeologi, i restauratori ed a tutte quelle persone che si sono appassionate a Pompei la tragedia non ha distrutto la città, vi ha solo fermato il tempo per restituircela con l'aspetto che essa aveva in quel preciso giorno del 79. Rientro a Sorrento in tarda mattinata.

incluso


▸Bus con aria condizionata

▸Guida autorizzata

non incluso


▸Entrata agli scavi di Pompei: 15,00 euro 

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